Lucio Dalla, l’accessibilità della mostra in suo ricordo

La nostra visita al Museo civico archeologico di Bologna per capire come migliorare la fruibilità della mostra dedicata a Lucio Dalla.

L’esposizione inaugurata nel giorno del compleanno del musicista bolognese (04 marzo), ripercorre le tappe della sua vita, sarà anche a Roma, Milano e Napoli, ma prima è meglio raccontarla per capire come migliorare l’accessibilità. ‘Lucio Dalla. Anche se il tempo passa’, a dieci anni dalla morte del musicista bolognese, Bologna gli dedica una mostra nelle sale del Museo civico archeologico. La nostra visita, oltre ad ammirare i contenuti del mito Dalla, si è concentrata, come sempre, sulla costruzione dell’esposizione.

la sua passione per la lirica

Posizionato proprio a fianco della Basilica di San Petronio, il Museo civico non presenta barriere all’entrata di difficile superamento, ma solo uno scalino inferiore ai 7 cm e una grossa porta a battente che necessita di essere tirata con forza. La biglietteria col suo desk alto ben oltre i 90 cm non consentono una visuale facilitata ad un turista in carrozzina. Per accedere alla Mostra bisogna percorrere un percorso interno non segnalato, ma tassativamente accompagnati da un addetto museale (con le conseguenti tempistiche), passando dal book shop del piano terra e dal backstage espositivo.

La sezione bolognese
L’accessibilità della mostra di Lucio Dalla

Lo spazio espositivo è diviso in dieci sezioni, tra le quali quella dedicata all’infanzia, alla passione per il clarinetto, al rapporto con il teatro, il cinema, con la poesia di Roberto Roversi e con Bologna. Poi c’è l’attenzione verso i volti meno noti e sconosciuti, verso i quali il cantante ha sempre provato interesse e attrazione. Le affissioni sono a parete, tra enormi Led, fotografie e opere incorniciate che ripercorrono tutta la vita di Lucio. Rimane il grande problema delle teche che non sono accessibili nella visuale: tutto il materiale orizzontale non è visibile a chi è seduto in carrozzina, perché le teche sono alte e profonde. È un vero peccato perché contengono i documenti più “di famiglia” che fanno percepire davvero la vita del cantautore. Ad ogni esposizione verticale corrisponde una didascalia non sempre posta ad altezza adeguata, ma almeno il font scelto è lineare e non piccolo. Elementi non trascurabili nel rendere accessibile l’intera mostra, soprattutto in ottica di tour nelle altre città italiane. Al di fuori dell’accessibilità, ci sono le aspettative di una mostra di questo tipo: in ricordo di un mito musicale del panorama italiano, la musica dovrebbe essere il filo conduttore di tutta l’esposizione e invece è la grande assente.

La sezione dedicata alla sua voce

Consiglio: sarebbe stato perfetto, ad esempio, attraversare ogni sala muniti di cuffie wireless facendo risuonare le sue canzoni più famose per dare maggiore coinvolgimento tra ciò che si vede e le emozioni che ne nascono.

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